Psicobiotica

Psicobiotica

 

I nostri due cervelli, come parlano e cosa si dicono

 

Origine della Psicobiotica

 

La psicobiotica è una recente disciplina attinente alle neuroscienze che si occupa di valutare l'influenza del microbioma intestinale su alcune funzioni cerebrali. La psicobiotica è stata accolta per la prima volta in Italia in un contesto ufficiale durante il 47º Congresso della Società Italiana di Psichiatria (SIP) a Giardini Naxos dal neuroscienziato John Cryan, della University College di Cork, Irlanda. La psicobiotica dunque si occupa di degli effetti delle modificazioni del microbiota intestinale sulla mente in particolare l’attenzione è rivolta sulle funzioni cognitive e sul tono dell’umore.

 

 

Come nasce la Psicobiotica?

 

 

Negli anni recenti il microbiota è diventato centrale nelle ricerche riguardanti la biologia, dove l’asse intestino cervello -gut brain axis- risulta essere la principale area di ricerca, ponte di comunicazione tra le neuroscienze e la microbiologia. Gli studi di come il microbiota possa interagire con il cervello e quali influenze possa avere sul comportamento è necessario per una comprensione completa della psicofisiologia umana.

 

Queste ricerche infatti, con particolare attenzione all’asse intestino cervello, rientrano all’intero delgli studi condotti negli anni mirati a comprendere i meccanismi consci ed inconsci che guidano la nostra mente ed il nostro comportamento in quanto è noto che la comunicazioni tra i nostri due cervelli passa anche attraverso un flusso di informazioni di cui l’individuo non è pienamente consapevole ma che hanno comunque grande rilevanza sul nostro benessere, sulla nostra salute e sul nostro comportamento.

 

L’interesse in merito a come molte condizioni emotive e risposte comportamentali vengano percepite e lette dal nostro “soma”, dal nostro corpo e dunque anche dal nostro intestino, non è area di recente applicazione e studio ma proviene dai diversi tentativi delle neuroscienze di integrare gli studi sui processi cognitivi consci ed inconsci del nostro cervello e del nostro corpo; è ormai noto infatti come alcune risposte emozionali interagiscano con il sistema cardiovascolare, respiratorio, ormonale ed immunitario.

 

Per esempio, Damasio et al. (1999), hanno evidenziato, attraverso l’ipotesi del “marcatore somatico” come il corpo ed in particolare la nostra pelle invii al cervello, in particolare nelle aree cerebrali dell’amigdala e della corteccia orbitofrontale, importanti informazioni per la presa di decisione di fronte ad una situazione dove non è possibile processare tutte le informazioni ambientali a livello conscio e consapevole. Come suggerito da Mayer et al. (2014), questi recenti studi si stanno sempre più allontanando dal principio Cartesiano che voleva una separazione tra mente e corpo, concezione che ha dominato gli studi scientifici e la medicina per oltre un centinaio di anni introducendo una prospettiva diversa di cura per la salute umana. L’asse intestino cervello rappresenta dunque una prospettiva fisiologica ulteriore attraverso il quale è possibile conoscere ulteriormente come funzioniamo aprendo nuove strade per la cura e per il benessere psicofisico.

 

 

In che modo comunicano i nostri due cervelli?

 

L’asse intestino cervello e le conseguenze sulla nostra salute e sul nostro comportamento

 

 

Una decina di anni fa, l'idea che i batteri nel tuo intestino potessero guidare il tuo comportamento e la salute mentale era considerata una prospettiva innovativa ma non chiara mentre sempre più ricerche stanno portando avanti l’idea che i miliardi di microbi nel tratto gastrointestinale influenzano il nostro comportamento e la nostra salute in innumerevoli modi. Dentro l'intestino, questi microscopici “attori” giocano un ruolo fondamentale nel programmare il sistema immunitario in via di sviluppo, nell’aiutarci a produrre nutrienti, difenderci dalle infezioni e produrre sostanze neurochimiche importanti per la funzione cerebrale oltre che giocare un ruolo chiave per il nostro equilibrio umorale. Negli ultimi anni i ricercatori hanno dunque raccolto prove convincenti in merito a come i microrganismi residenti all’interno dell’intestino influenzino anche la salute mentale in una scambio che è bidirezionale dove il mircrobioma e l’intestino comunicano con il cervello e viceversa.

 

È dunque chiaro come il nostro cervello enterico non abbia solo la funzione di processare il cibo. Il microbiota infatti gioca un ruolo sostanziale nella generazione di metaboliti che entrano in circolo con effetti sul nostro sistema nervoso centrale SNC e sul nostro comportamento: basti pensare che il 95% della serotonina, il famoso ormone del buon umore, è immagazzinata nell’intestino e nelle pareti intestinali grazie al lavoro di cellule ultra-specializzate, le cellule enterocromaffini. La produzione di questo neurotrasmettitore a livello del nostro intestino è infatti strettamente legato ad una flora batterica intestinale in equilibrio: diverse ricerche condotte su topi germ-free, ossia topi privi del loro microbiota, presentano una riduzione della produzione di serotonina pari a circa il 60%; successivi esperimenti, basati sulla reintroduzione del microbioma nell’organismo dei topi, ha dimostrato la ricomparsa del neurotrasmettitore del buon umore, confermando come il lavoro delle cellule enterocromaffini sia strettamente correlato ad un corretta concentrazione della flora batterica intestinale.

 

Questi studi hanno inoltre evidenziato come l’assenza di un microbiota determinasse la comparsa di una sintomatologia ansiosa da parte dei topi germ-free che veniva ad attenuarsi una volta che questi animali venivano ricolonizzati dai ceppi batterici presenti nei topi “sani”. Avere dunque un flora batterica intestinale in equilibrio non ha conseguenze solo sul nostro intestino e sui processi strettamente legati al cibo, ma su tutto il nostro corpo incluso il cervello.

 

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Fonti:

 

dal libro "L' alimentazione corretta nelle diverse patologie. Nutrizione eubiotica" dott.essa Giannini e dott.essa Toschi;

 

Bechara, A., Damasio, H., Damasio, A. R., & Lee, G. P. (1999). "Different contributions of the human amygdala and ventromedial prefrontal cortex to decision-making" Journal of Neuroscience;