L'effetto benefico della Natura

NATURA E BENESSERE

 

“Guardare la bellezza della natura è il primo passo per purificare la mente”

cit. Amit Ray

 

“In ogni passeggiata nella natura l’uomo riceve molto di più di ciò che cerca”

cit. john Miur

 

La natura ci fa stare bene; una frase di senso comune quanto mai più vera oggi.

 

L’ambiente naturale, oggi come in passato, rappresenta una medicina per il nostro organismo, gratis ed alla portata di tutti.

 

Infatti sempre più ricerche scientifiche non solo affermano il concetto di come la natura sia una medicina per noi ma mostrano in che modo stare in ambienti naturali abbia effetti positivi sul nostro corpo e sulla nostra mente riducendo i livelli di stress, ansia e depressione.

 

Vediamo insieme cosa si è scoperto e come utilizzarlo a nostro vantaggio con alcuni semplici consigli per migliorare la nostra qualità di vita.

 

Cervello e Natura

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In diversi studi si è osservato che vivere una breve esperienza immersi in un ambiente naturale (mare, collina, montagna…ecc) determina una riduzione del rimuginio e del pensiero negativo; in poche parole il nostro cervello si rilassa ed evita di scorrere pensieri preoccupanti o problematici facendoci sentire più rilassati.

 

 

A conferma di quanto scritto sopra, uno studio a carattere longitudinale (clicca qui) –della durata di 20 anni circa su oltre 10.000 persone- ha riscontrato come vivere in prossimità di un area verde risulti essere un fattore correlato a migliori performance relative alla memoria, l’attenzione oltre che ridurre comportamenti impulsivi.

 

 

Tuttavia rimane aperta una questione: Quali sono i precisi meccanismi che l’esposizione in natura attiva per preservare la nostra salute mentale e farci stare bene?

 

Cosa avviene nella nostra testa?

 

Nel nostro cervello è presente un area del cervello legata a problematiche mentali quali depressione ed altre patologie mentali; la corteccia prefrontale infatti in questi soggetti si caratterizza per essere molto attiva; quando siamo tristi solitamente questa parte si “accende” così come quando pensiamo negativamente.

 

 

Esporsi ad un ambiente naturale determina una riduzione dell’attività cerebrale in questa zona che va a migliorare il nostro umore.

 

 

Suoni naturali

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una ricerca condotta dall’istituto di medicina di Brighton (clicca qui), nel Regno Unito, mostra come ascoltare suoni naturali sia correlato ad una riduzione dell’attività del sistema nervoso autonomo simpatico che controlla la nostra risposta di fronte ad uno stimolo stressogeno; anche in questo caso si ha una riduzione dell’attività eccitatoria e della risposta fight-flight.

 

 

In collaborazione con lo studio audio visual artist Mark Warè, questi ricercatori hanno condotto uno studio dove ai partecipanti, divisi in due gruppi, veniva chiesto di ascoltare suoni provenienti dall’ambiente naturale o suoni artificiali: si è così riscontrato come ascoltare suoni artificiali determina nel nostro cervello una sorta di saturazione in quanto questi suoni impongono al nostro cervello un alta dose di capacità cognitiva ed attentiva per essere elaborati che va a stressare il nostro cervello a differenza dei suoni naturali dove questo impegno non viene richiesto.

 

 

Ascoltare suoni naturali è dunque correlato ad una riduzione dell’attività simpatica-eccitatoria del nostro organismo oltre che essere correlato ad una riduzione della pressione sanguinea e dei livelli di cortisolo, l’ormone dello stress.

 

 

Sembra che i suoni naturali attivino il cervello ed i processi attentivi che avvengono durante i periodi di veglia o quando avvengono periodi di coscienza simili ai sogni ad occhi aperti; ciò non avviene invece quando con i suoni “artificiali” dove invece il cervello attiva processi attentivi e cognitivi solitamente presenti durante stati d’ansia e depressivi.

 

 Trova il tuo tempo x camminare

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quanto tempo è necessario spendere nell’ambiente naturale per averne benificio?

 

 

Diverse ricerche hanno cercato di comprendere il tempo minimo necessario.

 

 

Uno studio americano del 2015 (clicca qui) ha evidenziato come camminare per 90 minuti in un ambiente naturale determini differenze significative rispetto a chi cammina per lo stesso tempo in un area urbana; questo studio infatti conferma come le aree cerebrali legate ai pensieri negativi ripetitivi, alla ruminazione siano meno attive nelle persone che hanno camminato nel parco

 

 

 “Non è necessario scalare una montagna per stare bene!!”

 

 

Spesso con attività all’aria aperta vengono associate esperienze estreme, come scalare una montagna, salire su una vetta o comunque è presente nell’immaginario comune una esperienza adrenalinica ad alto rischio.

 

 

Spendere tempo in un ambiente naturale e provarne i suoi benefici non deve per forza essere così intenso.

 

 

Camminare in un bosco, lungo una spiaggia o in collina presente i medesimi benefici: ne è un esempio la pratica dello shinrin-yoku letteralmente “bagno nella foresta“, un’immersione nei boschi che coinvolge tutti e cinque i sensi a cui si lega spesso la pratica meditativa della Mindfulness. 

 

 

In natura, dopo quanto tempo si ottengono i benefici?

 

 

Da numerose ricerche, si stima che se un individuo spende dai 20-30 minuti in un ambiente naturale può trarne beneficio.

 

 

In questa ricerca (clicca qui) è stato chiesto ai partecipanti di spendere come minimo 10 minuti per tre volte a settimana per otto settimane in un ambiente naturale. I soggetti potevano spendere il proprio tempo in diversi contesti come ad esempio aree verdi o parchi vicino al proprio luogo di lavoro; i soggetti potevano camminare o semplicemente sostare durante questo tempo ma venivano chiesto loro di evitare qualunque tipo di stimolazione “artificiale” e non come l’utilizzo dei social media, rispondere a chiamate telefoniche, fare conversazione o leggere.

 

 

I risultati di questa ricerca evidenziano come spendere un minino di 20-30 minuti in natura sia correlato ad una riduzione dei livelli di cortisolo, l’ormone legato allo stress dell’organismo.

 

 

In particolare si è osservato come la riduzione del cortisolo non sia strettamente legata al tipo di ambiente naturale o alla scelta del momento della giornata invitando i ricercatori a concludere come sia esclusivamente importante essere in un ambiente naturale indipendentemente dalla tipologia di ambiente naturale e/o dal momento della giornata

 

 

In conclusione la natura è una medicina naturale in grado di influire sul nostro umore, dunque sul nostro organismo e sui nostri pensieri.

 

 

Perché questo “farmaco abbia effetto teniamo a mente questi piccoli suggerimenti:

 

 

Camminare in un ambiente naturale o in un area verde urbana per 20-30 minuti aiuta a rilassarci ed a liberare la mente; importante che questa pratica diventi parte del nostro stila di vita per averne il massimo beneficio possibile;

 

Ascoltare suoni naturali aiuta il nostro organismo a ridurre i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress; è dunque bene cercare un momento dove possiamo ascoltare questa musica senza altre stimolazioni come ad es. telefonare, usare i social media…ecc di modo che il nostro organismo si rilassi; trovare dunque cinque minuti al giorno scegliendo un suono della natura che ci piace può essere l’inizio;

 

Anche la sola presenza di immagini naturali nei nostri ambienti abituali –casa,ufficio…ecc- può essere utile: diverse ricerche mostrano come la sola presenza di immagini richiamanti la natura abbia un effetto positivo sulle capacità attentive del lavoratore. Per questo motivo è utile impostare il proprio ambiente di lavoro tenendo conto che anche un immagine richiamante la natura può aiutare la nostra mente anche quando sotto stress lavorativo

 

 

“Ora io vedo il segreto per la creazione delle persone migliori.

 

È crescere all’aria aperta e mangiare e dormire con la terra.”

 

cit.Walt Whitman

 

 

Fonti:

 

MaryCarol R Hunter, Brenda W Gillespie, Sophie Yu-Pu Chen “Urban Nature Experiences Reduce Stress in the Context of Daily Life Based on Salivary Biomarkers” Front Psychol 2019 Apr 4;10:722 https://doi.org/10.3389/fpsyg.2019.00722;

 

Cassandra D. Gould Praag, Sarah N. Garfinkel, Oliver Sparasci, Alex Mees, Andrew O. Philippides, Mark Ware, Cristina Ottaviani & Hugo D. Critchley “Mind-wandering and alterations to default mode network connectivity when listening to naturalistic versus artificial sounds” Scientific Reports volume 7, Article number: 45273 2017 https://doi.org/10.1038/srep45273;

 

Margaret M Hansen, Reo Jones, Kirsten Tocchini “Shinrin-Yoku (Forest Bathing) and Nature Therapy: A State-of-the-Art Review” Int J Environ Res Public Health 2017 Jul 28;14(8):851. doi: 10.3390/ijerph14080851;

 

Gregory N. Bratman, J. Paul Hamilton, Kevin S. Hahn, Gretchen C. Daily, and James J. Gross “Nature experience reduces rumination and subgenual prefrontal cortex activation” PNAS July 14, 2015 112 8567-8572; first published June 29, 2015 https://doi.org/10.1073/pnas.1510459112;

 

J Paul Hamilton , Madison Farmer , Phoebe Fogelman, Ian H Gotlib  “Depressive Rumination, the Default-Mode Network, and the Dark Matter of Clinical Neuroscience” Biol Psychiatry 2015 Aug 15;78(4):224-30. https://doi.org/10.1016/j.biopsych.2015.02.020;

 

Cecily Maller, Mardie Townsend, Anita Pryor, Peter Brown, Lawrence St Leger “Healthy nature healthy people: ‘contact with nature’ as an upstream health promotion intervention for populations” Health Promotion International, Volume 21, March 2006, Pages 45–54 https://doi.org/10.1093/heapro/dai032