Un passo emozionale

Impressioni di un giorno di montagnaterapia nell’appennino Tosco-Emiliano

 

 

 

 

Quel giorno avevo paura e non sapevo cosa aspettarmi.

 

Pur avendo in testa la definizione ufficiale di montagnaterapia - è un originale approccio metodologico a carattere terapeutico-riabilitativo e/o socio-educativo, finalizzato alla cura, al miglioramento e/o alla riabilitazione degli individui portatori di differenti problematiche psicologiche, comportamentali, patologie fisiche o disabilità oltre che per l’individuo “sano”-

 

Faticavo a comprendere in che modo questo approccio potesse avere una sorta di impatto positivo sulla mente e sul corpo di un individuo.

 

5 luglio 2016 Cooperativa Ovile di Reggio Emilia presso rifugio MonteOrsaro

 

 

Arriviamo al rifugio MonteOrsaro e Giovanni nell’osservarsi attentamente intorno mi squadra e mi dice: “io non mi muovo, adesso sto qui! Voglio solo mangiare al rifugio”

 

“ Adesso che si fa?”

 

Massimo, guida alpina e compagno in questa prima avventura, capisce il momento: “allora ragazzi adesso non ci sono storie! si va tutti sul sentiero e si prova a camminare almeno per cinque minuti! Dai su! Forza che andiamo! Anche quelli seduti adesso si alzano che il pranzo non è ancora pronto!”

 

Le parole non servono; oltre a Giovanni il deciso “no!” viene anche da altri che siedono sulla panchina insieme a lui, un vero e proprio segno di protesta messo in atto con forza.

 

Passano minuti di trattazione dove il “il papà” e la “mamma” di questi ragazzi –i loro educatori-, provano a spostare quelle montagne di “no!”. Qualcuno si convince ma Giovanni ed altri cinque rimangono seduti ed irremovibili.

 

“Ci rivediamo dopo!” gli dico.

 

Si parte lungo la larga carraia che dovrebbe portarci al passo Cisa, distante dal rifugio una quarantina di minuti; mi giro e scatto una foto a questo gruppo fatto di cammini lenti e indecisi, di parole che portano altrove. Tutto mi appare diverso dal solito procedere lungo questi sentieri dove il respiro segue il passo dello scarpone, dove la mente osserva il paesaggio ed è presente a se stessa per quell’istante…per alcuni di loro invece è tutt’altro, come Carlo che ascolta la radio e non smette mai di parlare con se stesso ad alta voce;

 

La carraia incrocia finalmente il sentiero che corre ripidamente verso l’alto; Alessio si blocca: “ho paura non ce la faccio! Non ci riesco!”

 

Ci fermiamo e respiriamo perché in montagna si aspetta sempre l’ultimo dico al gruppo.

 

“Secondo me ce la fai, adesso siamo qui e si prova! Tranquillo! Adesso siamo qui e almeno un passo avanti proviamo a farlo, forza dai, siamo qui e si prova”

 

Saliamo ancora un po’ ed Alessio insieme ad altri quattro riprende il cammino mentre alcuni sono fermi più in basso;

 

“Che fatica però” dice Alessio stremato dalla fatica; solo Roberto vorrebbe correre sino in cima al monte Cusna ancora carico di energia e lunghi sorrisi: “ma si può arrivare sino lassù?”, “certo che si può, la prossima volta lo facciamo però dobbiamo aspettare che ci arrivino anche gli altri!”.

 

Seduti per la sosta osserviamo il monte Cusna ed i prati di Sara in lontananza; per oggi basta così, adesso si torna indietro.

 

“Boss, sono stato bravo vero?” mi dice Alessio gonfio di contentezza mentre ritorniamo sulla carraia, “sei stato un grande, hai visto che ce l’hai fatta? e la prossima volta andrà ancora meglio vedrai!”

 

Il silenzio e la fatica ci accompagnano a pranzo dove mi siedo vicino a chi non è venuto lungo il sentiero; Giovanni, il capo banda della protesta mi dice: “mi fido poco delle persone che non conosco”, “promettimi solo che la prossima volta magari ci pensi e decidi se venire a camminare insieme a noi oppure no ok?”.

 

Non è affatto banale mettersi in gioco nell’ambiente di montagna che a prima vista è ruvido, ripido e non ti accoglie; per alcuni di loro è stato un giorno di piccole conquiste, come scendere lungo un sentiero mentre le gambe tremano o camminare per cinque minuti anche se hai tante parole che scorrono veloci nella testa.

 

Sono consapevole che questa giornata non diventerà (forse) traccia indelebile nella memoria di queste persone ma al tempo stesso sono convinto che ogni passo in avanti verso il sentiero porta con se oltre alla fatica anche un “passo” emozionale che per un momento, per un istante è già qualcosa di buono.

 

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