Lettera alla montagna

Quello che si vive e si prova camminando lungo un sentiero lo considero del tutto simile a ciò che accade durante i colloqui clinici e nel processo di cambiamento che la persona affronta mentre soffre e prova dolore: si fa fatica, è dura, ma si può raggiungere la cima se si vuole.

Cammino, alzo gli occhi verso la vetta: “ cavolo se è lontana?! va bene ok oggi ci provo ma magari mi fermo e torno indietro”. 

Alzo gli occhi ancora, la cima si nasconde tra il bianco di nuvole veloci sospinte dal vento… il pensiero, il primo pensiero che ti passa per la testa è sempre lo stesso: “oggi non ci arrivo, oggi è dura, oggi non ci arrivo fin la su, c’è anche brutto tempo”; 

 

poi c’è quella lieve paura perché intorno non c’è nessuno ed in montagna bisogna stare attenti quando si va da soli,

 

cammino sulla carraia, alle spalle il rifugio e la macchina, lungo il sentiero ci sono solo io con i miei pensieri; 

 

dentro il bosco c’è poca luce tra le foglie, il rumore dei miei passi, dei bastoncini ed il sibilo forte del vento,

 

alzo lo sguardo tra gli alberi: “non si vede niente, oggi non si vede proprio niente, maledette nuvole”, lo stomaco si blocca, si chiude ed il battito aumenta: ”ma perché quest’ansia?!cosa c’è? Dai Luca non ci pensare!, forza!, avanti!” 

 

lo sguardo si abbassa, la goccia di sudore firma la punta dello scarpone: “ ecco la salita…non ci arrivo fin la su….è dura…c’è anche brutto tempo… non ci pensare! forza! avanti!”


 

cammino, 
il battito del cuore accelera, mi concentro sul respiro, mi concentro solo sul respiro e la mente si svuota dai pensieri…lo sguardo fisso al passo successivo, le gambe faticano… alzo lo sguardo: “ecco ti vedo!”



cammino, 
arrivo sul crinale e sento l’adrenalina: “ci sono quasi….attento a non cadere dai!”, mi sento vicino, la vedo, un respiro profondo…il battito si fa calmo, acqua fredda che sgorga nello stomaco: “ah! ci voleva!, ormai ci sono!”



Sorrido perché quando si raggiunge la cima è sempre così, sorridi. Il rifugio in lontananza e le altre montagne intorno e la città è lontana…osservo le nuvole e sento il respiro del vento.



Sono da solo ma con me stesso, stanco ma contento: “ok, adesso sono qui e sto bene…ancora un attimo e si torna al rifugio, ancora un attimo e si torna finalmente a casa”