Disturbi del Comportamento Alimentare

Nell’approccio cognitivo costruttivista, i disturbi del comportamento alimentare (anoressia, bulimia, disturbo da alimentazione incontrollata) vengono compresi non solo come un insieme di sintomi legati al cibo e al corpo, ma come modalità attraverso cui la persona organizza il proprio senso di sé, le emozioni e le relazioni.

 

Il trattamento si concentra sull’esplorazione dei significati personali che il cibo, il corpo, il peso ed il controllo assumono nella storia di vita della persona.

 

L’obiettivo non è solo modificare il comportamento alimentare "scorretto", ma in realtà comprendere:

 

1. Quali emozioni risultano difficili da riconoscere e/o tollerare;

2. Quali bisogni relazionali vengono espressi (o silenziati) attraverso il sintomo;

3. Lavoro sulla propria identità personale e regolazione emotiva per giungere ad una migliore definizione del proprio senso di se in rapporto agli altri

 

In quest’ottica, il disturbo alimentare è spesso intrecciato ad un proprio senso di identità fragile o rigidamente definito.

 

Il percorso terapeutico mira a:

 

  • favorire una maggiore consapevolezza emotiva,

  • ampliare le modalità di regolazione delle emozioni,

  • rendere più flessibili le convinzioni rigide su di sé, sugli altri e sul proprio valore personale

 

Il corpo diventa progressivamente uno spazio di ascolto e integrazione, anziché un luogo di controllo o conflitto.

 

La relazione terapeutica ha un ruolo centrale: rappresenta un contesto sicuro in cui la persona può sperimentare nuove modalità di comprensione di sé, di espressione emotiva e di relazione.

 

Il terapeuta accompagna il paziente in un processo condiviso di costruzione di significato, rispettando i tempi soggettivi e la funzione protettiva che il sintomo ha avuto nella sua storia.

 

Obiettivi del trattamento

Il lavoro terapeutico si orienta verso:

  • una relazione più integrata e meno conflittuale con il cibo e il corpo,

  • un rafforzamento del senso di identità personale,

  • una maggiore continuità emotiva e narrativa della propria esperienza
  • lo sviluppo di modalità più flessibili e autentiche di stare in relazione con sé e con gli altri.