Pensieri come nuvole sul Rosa

Sono “montanaro” della domenica, adoro la montagna e le sensazioni che mi suscita;

 

Sono un “montanaro” della domenica perché non sono un professionista, una guida alpina, ma come individuo ho sperimentato la mia resilienza mettendomi in gioco in questa lunga camminata verso la Capanna Margherita.

 

Da psicologo invece ho cercato di riflettere e capire cosa succedeva al mio corpo, alla mia testa mentre camminavo lungo questo sentiero a me sconosciuto.

 

Ho compreso quanto un esperienza in alta quota, con tutte le sue difficoltà mentali e fisiche, possa considerarsi metafora di un percorso psicologico e di come la guida alpina possa considerarsi uno psicologo di “alta quota”.

 

Il cambiamento perché sia tale comporta sempre uno sforzo ed un passo in avanti da parte della persona che lo sta compiendo.

 

Il percorso psicologico ha come obiettivo ultimo quello di portare l’individuo a conoscersi meglio, a comprendere ciò che lo fa soffrire lungo un sentiero di guarigione e mettere in atto un cambiamento; proprio però perché il percorso è lungo non puoi guardare sempre in alto verso la “cima” perché il cammino è lento (molto lento a volte), un passo dietro l’altro, ed allora ti rendi conto che per arrivare fino in fondo devi respirare e concentrarti sul momento presente, focalizzarti sui piccoli obiettivi “dai ok, adesso raggiungo quel punto lì”.

 

La “cima” non si raggiunge se non attraverso piccoli traguardi.

 

Sicuramente lassù devi fare i conti con le tue emozioni e le tue sensazioni, soprattutto quelle negative.
Così come durante un colloquio psicologico non puoi fuggire dalle tue sensazioni interne spiacevoli: magari lo stomaco non la prende bene e fa i capricci, quando tu invece vorresti solo che la nausea sparisse per guastarti un po’ di thè caldo.

 

Ansia, paura di non riuscire, il terrore di stare male e nessuno che può fare niente per te; un turbinio di sensazioni ed emozioni che ti può prendere e lasciarti senza fiato come i pensieri che ti avvolgono come il vento: “e se non ci riesco?” “Non ce la faccio più ad andare avanti, a camminare ancora, adesso che si fa?”

 

Ecco perché la Guida Alpina come metafora di uno “psicologo di alta quota”

 

Perché quanto provi certe emozioni negative o ti passano per la testa certi pensieri neanche la guida alpina può far sparire magicamente tutto questo: la guida è sempre presente, un passo avanti per proteggerti dalla caduta, per metterti in sicurezza, ma non può cancellare ciò che senti e tu sei costretto a farci i conti; così come accade in seduta non si possono eliminare certe emozioni negative, non si può togliere l’ansia o la paura ma si può insieme imparare a riconoscerla e capire come affrontarla.

 

Qundo ho raggiunto la cima ho sorriso e pianto perché quanto si raggiunge la cima succede sempre così, sorridi e piangi; però avrei fatto lo stesso anche se non ci fossimo riusciti perché la mia “cima” lo raggiunta nel momento in cui mi sono messo in gioco giungendo a conoscermi meglio.