Caro Giovane Educatore

 

"Caro giovane educatore,
dedicato a te che non mi hai richiesto nulla di tutto questo, dedicato a te che sei appena uscito dall’università, io ti dico che il lavoro da educatore fa schifo.

 

Caro educatore, che sei appena uscito da uno degli indirizzi umanistici rivolti al sociale e che ingenuamente credi, dopo averlo letto su tanti libri, di poter aiutare la persona che vedrai ogni giorno davanti ai tuoi occhi, sappi che non “salverai” proprio nessuno. Ti prego, convinciti che è meglio cercarsi un altro lavoro meno impegnativo e certamente più remunerativo.

 

Queste mie riflessioni le dedico a te, che di fronte al primo sguardo ed alle prime parole di sfida del primo ragazzo difficile non saprai cosa dire o cosa fare, perché sui manuali non c’è scritta la risposta, ed allora ti sentirai sprofondare; che avrai davanti sguardi pronti a destabilizzarti tutte le volte; che entrerai in classe e sulla lavagna del tuo cervello avrai sempre la stessa domanda, ogni singolo giorno: “oggi come andrà? saranno calmi o ci sarà l’inferno?”. Mi raccomando, voglio anche ricordarti che spesso dovrai subire il peso di parole “sporche” e se mai avrai la forza di lavorare con i più piccini, allora tirati su le maniche perché di sporco non ci saranno solo quelle.

 

Vedi caro educatore appena uscito dall’università, so che tu speri addirittura di avere un contratto dignitoso come lavoratore, ma soprattutto che ti vengano riconosciute le tue conoscenze così duramente acquisite durante gli anni di studio ed allora mi dovrai perdonare se ti dico: “Se mai deciderai di iniziare questo lavoro, ripartirai totalmente da zero!

 

Forse allora ti ritroverai in un campo gioco estivo proprio per arrotondare quello stipendio, e proprio lì, come nella peggiore delle previsioni meteo, avrai il tuo tornado di centoventi bambini urlanti i quali ti succhieranno ogni singolo giorno tutta l’energia: undici contro undici a calcio, basket uno contro uno, sfide all’ultimo sangue di girandola al tavolo del ping-pong; per non parlare dei giochi organizzati di gruppo dove sicuramente qualcuno si presenterà da te piangendo per colpa di Mario che gli ha fatto questo, perché lui gli ha detto così ed allora dopo gli ha detto cosà e piangendo ti dirà: “si ho capito Luca! Però Mario è proprio un cretino!”; oppure ti ritroverai con tre di quei centoventi scalmanati ad ascoltare ragionevoli quanto dubbie argomentazioni di scuse per cui non si è usato il bagno ma si è preferito farla davanti alla strada, naturalmente il tutto sotto la vista di innumerevoli passanti; fidati caro mio, sarà così! Tu forse non lo vuoi ancora ammettere, anche perché ancora non lo sai, e per questo ti capisco;

 

Questo però è niente e ti sottolineo un altro punto: sì, perchè per questo lavoro tu devi conoscere te stesso, ripeto, ti devi conoscere.

 

Non puoi nemmeno pensare di partecipare a questa battaglia se non hai prima giocato con le tue fragilità, le tue insicurezze e le tue domande; non puoi “entrare” nella mente dell’Altro se prima non sei entrato nella tua cercando di comprendere almeno due o tre punti; non dico che tu debba riuscirci, ma quantomeno provarci, perché se non sei curioso verso te stesso difficilmente lo sarai verso chi avrai di fronte; ed allora forse ti ritroverai in un’isola a nord dell'Europa a domandare al giovane barista in che modo lui possa vivere in un paese di soli ottanta abitanti; oppure sarai all’uscita da una discoteca ad osservare atteggiamenti e sguardi di chi, a differenza tua, non farà mai questo mestiere perché sei intento ad afferrare il “come” dei comportamenti altrui. Per essere un educatore devi essere credibile ai tuoi occhi quanto ai loro, altrimenti loro, i ragazzi, ti vedono subito che non ce la fai.

 

Se non ti ho convinto a desistere sappi che non ho finito, perché questo mestiere puoi farlo solo se sei disposto a perdere e perdere ancora; allora forse non sarai deluso quando, avendo dedicato tempo ed energie per fare passare un semplice contenuto, ti accorgerai che sarà giusto il tempo del week-end a spazzarlo via dalle loro menti; esattamente il tempo di un week-end e poi sparito come se niente fosse; mi raccomando non scordati inoltre che il lunedì immediatamente successivo dovrai nuovamente essere pronto sull’attenti in prima linea, carico di armamenti perché nuovamente si riaccende la battaglia.

 

Se dopo tutto questo non ti senti del tutto paralizzato o demoralizzato, allora sei arrivato fino in fondo ed ho ancora un ultima cosa da dirti: è vero, è tutto vero quello che ti ho raccontato, almeno io l’ho vissuta e percepita così; ma ti dico anche che se resisti, se hai tutta questa forza, allora forse ti capiteranno a fine anno le più belle partite di “Solo” e le più divertenti cene in compagnia insieme ai tuoi colleghi di viaggio; ed allora forse incontrerai per strada quel monello, ormai diventato ragazzo, che ha continuato a giocare a basket perché tu lo battevi sempre in uno contro uno, mentre adesso è lui che non ti farebbe segnare neanche un punto; oppure ti spingerai ad abbracciare quel ragazzo che proprio non riusciva a contenere tutta la sua rabbia e sentirai i brividi per aver fatto qualcosa di buono; oppure diventerai abile a capire quanta paura si nasconda dietro la frustrazione di un genitore che alle volte non sa proprio come fare e comprenderai come accogliere le sue incertezze; o ti capiterà di incontrare quell’altro ragazzo, quello che pensavi non gli fosse mai arrivato niente di quello che dicevi, che ti dirà che spesso ti ha cercato nei suoi pensieri ed ha riflettuto sulle tue parole.

 

Vedi caro educatore, è vero, non hai cambiato ne salvato nessuno ma sei riuscito ad entrare, anche se solo per un po’, nella mente e nei pensieri di un Altro, come educatore ma soprattutto come persona, e questo non è poco non credi?

 

Un caro saluto e buona fortuna, ne avrai sicuramente bisogno,"